
La filosofia cinese.
 Millenaria fedelt alle origini.
La Cina ha dato vita a una civilt plurimillenaria nella quale
cambiamenti radicali e rivoluzionari sul piano politico e sociale
non hanno impedito il permanere pressoch immutato di forme di
pensiero molto antiche. Anche l'Occidente, la cui filosofia 
stata caratterizzata da un andamento fortemente dialettico, di
scontro fra le diverse scuole di pensiero, di superamento pi o
meno reale di forme di pensiero, continua a usare tutt'oggi
strutture concettuali nate in Grecia alcuni secoli prima di
Cristo. In Cina, invece, il riferimento alle antiche scuole 
stato pressoch costante: se scorriamo l'indice della Breve storia
della filosofia cinese, scritta nel 1947 da Fung Yu-lan, vediamo
che negli ultimi capitoli, dedicati al periodo che va dal sesto al
tredicesimo secolo dopo Cristo, compare nel titolo l'espressione
neo-confucianesimo. I secoli, poi, che in Occidente hanno prodotto
il Rinascimento, la Rivoluzione scientifica, la filosofia moderna,
eccetera, in Cina sono trascorsi senza che si presentasse alcuna
novit sino alla fine del diciannovesimo secolo, quando compaiono
le prime traduzioni di filosofi occidentali, come Herbert Spencer
o John Stuart Mill. Anche l'incontro con i missionari gesuiti tra
la fine del sedicesimo secolo e la prima met del diciassettesimo
non suscit nei saggi cinesi molto pi che sorpresa e ammirazione
per le conoscenze che gli Occidentali avevano raggiunto in campo
matematico e astronomico.
La fedelt alle origini dimostrata dalla cultura cinese ha fatto
s che il tentativo di introdurre forme di pensiero o di religione
straniere suscitasse, nonostante un generale atteggiamento di
tolleranza, reazioni e opposizioni anche violente, come  accaduto
nei confronti del buddismo

